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2026/01/29
2026/01/27
giornata della memoria 2026 - per non dimenticare
In questi giorni si profilano scenari che sembrano riportarci indietro nel tempo. Ricordiamo le sofferenze che il fascismo e il nazismo hannno inferto a tante famiglie di S.Albino e San Damiano.
Per non dimenticare.
MONTRASIO LUIGI
https://comitatoquartieresantalbino.blogspot.com/2024/01/27124-ore-1045-posa-pietra-dinciampo.html
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MARIO BRIOSCHI
https://comitatoquartieresantalbino.blogspot.com/2023/11/pietra-dinciampo-per-mario-briolschi.html
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RICORDARE EMILIO ACERBI GIOVANISSIMO PARTIGIANO DI S.DAMIANO UCCISO IL 16/10/1944
EUGENIO CAIANI, EROE SANTALBINESE, CITTADINO BENEMERITO DI BRUGHERIO
IL RITORNO DALL’INFERNO DI
MITTELBAU- DORA.
Eugenio Caiani Nasce a Brugherio il 10/11/1919.
Lui, il padre Pietro
Caiani e la madre Baracchi Luigina
ed i fratelli, vivono a Sant' Albino, in via Sant' Albino 21. Dopo i primi anni vissuti nella "corte" dove sono
nati il destino li porta a ricostituire la famiglia presso la sorella della
madre e si trasferiscono a Monza in via Zucchi 47. Successivamente
tornano nella "corte" di nascita a Sant' Albino (in territorio di Brugherio).
Eugenio è alla leva obbligatoria con la classe del 1919 nel
distretto di Monza, al 76° , matricola 7746. Viene poi lasciato in congedo illimitato
dal capo addetto Antonio Francesco
il 28/01/1939.
Il 20/03/1940 viene
richiamato e inviato al deposito del 3° raggruppamento di guardia militare alla
frontiera greco-albanese. Poi aggregato il giorno seguente, il 21/03/1940 per addestramento al 7° raggruppamento artiglieria
del corpo d’armata di Cremona dove prende contatto con i compagni che avrà al
suo fianco al fronte.
E' in territorio in stato di guerra alla frontiera greco-albanese l’11 Giugno 1940. Fatto artigliere scelto un mese dopo, l’ 1/07/1940. Dopo 4 mesi fortunatamente
passati indenni in territorio di guerra, fa il suo rientro in Italia il 17 Novembre 1940.
I destini di molti giovani in quel periodo si
incrociavano con gli eventi di guerra. A poche settimane dal suo rientro in patria il 18/12/1940 è inviato all' 8° raggruppamento del 3° Reggimento
artiglieri per l'addestramento e per le istruzioni sulle prossime missioni
militari. Due mesi più tardi, il 2 Marzo del
1941, con una colonna di mezzi militari si imbarca a Bari direzione Bastia, in
territorio albanese, per poi raggiungere Durazzo
il 4 Marzo del 1941. Rimane in servizio al corpo artiglieri sino a che il 30/11/1942 viene aggregato alla 2a
compagnia del 2° battaglione Genio Artieri per condotta autoveicoli in servizio
militare. Continua il suo percorso militare sulla frontiera albanese sino ad
arrivare in territorio greco i primi
giorni di settembre del 1943. Giunti all' 8 settembre 1943, alla proclamazione dell’armistizio, Eugenio
Caiani racconta di aver avuto un acceso
diverbio con il sottoufficiale addetto alla truppa, diverbio che cambiò da lì a poco il
destino della sua vita. Gli venne infatti negato il rientro in patria tramite traghetto
per Bari e di conseguenza fu costretto al rientro in treno. Il 9/9/1943 viene catturato e trattenuto
dai militari tedeschi nei pressi di Salonicco
sulla via per il suo rientro
in patria.
Questo perché l' 8
settembre 1943 è una data che segna la storia italiana
durante la seconda guerra mondiale. Dopo conflitti con gravi insuccessi, con
truppe armate e guidate male, poco tempo dopo lo sbarco delle truppe alleate in
Sicilia avvenuto il 9 Luglio del 1943, l’annuncio
dell’armistizio avrebbe dovuto portare finalmente l’Italia fuori dalla guerra,
voluta e condotta dal regime fascista al fianco della Germania nazista. In
realtà, anche a causa della dilettantesca gestione ad opera dei vertici
istituzionali e militari, l’8 settembre
fece precipitare il Paese nella feroce occupazione militare tedesca, nel lungo
e durissimo confronto tra eserciti stranieri lungo la penisola e nella cruenta
guerra tra italiani che fu a tutti gli effetti una “guerra civile”.
Infatti, quando il maresciallo d’Italia
Pietro Badoglio proclamò alla radio,
alle 19:42 dell’8 settembre,
l’ Armistizio concordato con gli Alleati, disse soltanto che da
parte delle nostre Forze Armate doveva cessare qualsiasi atto di ostilità
nei confronti degli Anglo-americani e che esse avrebbero dovuto reagire “ ad eventuali attacchi da qualsiasi altra
provenienza”. L’ovvio riferimento era alla inevitabile reazione
tedesca, ma nessuna precisa disposizione venne data ai nostri soldati che
furono colti di sorpresa, a differenza dei tedeschi stessi, che,
invece, avevano predisposto, già dal mese di luglio, un piano operativo per
occupare l’Italia e disarmare le Forze Armate Italiane anche fuori dei confini
nazionali.
Eugenio Caiani e altri compagni furono
catturati e disarmati al fronte. Vennero condotti dapprima nel campo di
Buchenwald, uno dei campi affidati
all'autogestione da parte dei "triangoli verdi", cioè i delinquenti
comuni. E questo fu il campo dove maggiormente fu sperimentato l'annientamento per
mezzo del lavoro. All'interno del campo furono trattenuti un grosso numero di
prigionieri di guerra russi. Oltre che nella costruzione del campo i deportati
furono utilizzati in ben 130 campi e sottocampi esterni. Alcuni detenuti erano
utilizzati come manodopera per gli stabilimenti della BMW.
In un secondo tempo Eugenio è
trasferito al sottocampo di Schonebeck. Dai racconti che fece al figlio Pietro si
salvò da morte certa per le sue capacità come meccanico e per essersi spacciato
anche come elettricista, qualità molto ricercate nei campi di lavoro militari. Per questo non fu destinato ai lavori più pesanti come gli scavi dei tunnel dove la
morte per sfinimento era all’ordine del giorno. In questo campo nello specifico
era addetto al trasporto dei missili V1 con carrelli spinti a mano su dei
binari di collegamento dei vari reparti.
Un pesante
attacco aereo da parte della Royal Air Force del 18 agosto 1943 porta a una brusca interruzione della produzione dei
V2 a Peenemünde. Con il bombardamento della cittadina i comandi nazisti non
hanno altra scelta che spostare l’impresa per l’assemblaggio dei missili V1 e
V2 in una regione meno esposta ad attacchi aerei angloamericani. La scelta
ricade sul sistema di tunnel appartenenti alla società di ricerca economica
sul Monte Kohnstein vicino a Nordhausen in Turingia. I primi deportati vengono
li trasferiti il 28 agosto 1943. Molti di loro morirono per il freddo, la fame, la sete e il durissimo
lavoro.
IN MEMORIA DI POLI GIOVANNI UCCISO A GUSEN
12/3/1944 LA DEPORTAZIONE DI MONTRASIO LUIGI
Grazie al nipote Lorenzo Citterio per questo ricordo doloroso e per la testimonianza. Solo la memoria può contrastare l'indifferenza.
Esattamente era Domenica mattina come oggi ,17 partigiani tra i quali mio nonno vennero arrestati tra la sera del 11 Marzo e le prime ore del 12 , rinchiusi nella caserma dei carabinieri di via Volturno a Monza in attesa di essere spostati intorno alle 10 al carcere di San Vittore a Milano , dove era pronto per loro un braccio dedicato ai prigionieri politici destinati alla Germania.
Giudicati oppositori politici al regime fascista il 13 vengono inviati alla caserma Umberto 1° di Bergamo, perchè loro "non esistevano più"; sarebbero dovuti uscire dal paese sotto false carte ovvero come lavoratori in Germania e non come oppositori politici. Per alcuni di loro ci sono ancoro i fogli di lavoro con date false di partenza da Milano per la Germania. Ma di fatto i fascisti (fratelli italiani) avevano VENDUTO ai Tedeschi e ad Hitler i loro compatrioti!
Partirono da Bergamo direzione Mauthausen il 17 Marzo 1944 in vagoni bestiame stipati all'inverosimile. 50/60 persone per vagone che poteva contenere 8 cavalli.
Chiusi a chiave, promessa la morte di tutti i compagni se qualcuno avesse tentato la fuga, il viaggio iniziò.
Durò 6 giorni nei quali vi lascio immaginare come si potessero fare i bisogni corporali. Il cibo finì quasi subito. Per bere si allungava una mano fuori dalla piccola feritoia recuperando qualche fiocco di neve. Sì, perchè la temperatura era abbondantemente sottozero e nevicava. Arrivati il 23 Marzo alla stazione di Mauthausen ad attenderli c'erano Nazisti coi cani, pronti a reprimere qualsiasi disobbedienza .
La stima media di vita nel lager di Mauthausen e nei sottocampi Gusen 1-2. era di 4 mesi .
La giornata iniziava alle 4 di mattina con l'appello di 300 mila persone chiamate per NUMERO e chi non rispondeva per distrazione veniva fustigato con 50 frustate.Questo era solo l'inizio della giornata di "lavoro" che cominciava alle 7 .
Una vita passata a scavare e trasportare macerie mangiando un tozzo di pane e una brodaglia portava in poco tempo allo sfinimento fisico e mentale. Tutto questo orrore è arrivato alla nostra immaginazione grazie solo alla forza e alla tenacia di chi da questo inferno potè tornare e raccontare.
Mio Nonno Luigi Montrasio mori a 35 anni il 19 Maggio nella costruzione del sottocampo di Gusen II a Mauthause, soli 2 mesi dopo il suo arrivo .
#resistenza
PIETRA D'INCIAMPO PER MARIO BRIOSCHI DEPORTATO E MORTO A GUSEN NEL 1944
Purtroppo non siamo riusciti ad avere contatti coi parenti di Mario Brioschi che abitavano un tempo a Sant'Albino. La pietra d' inciampo è stata posta a Concorezzo. Sotto trovate la corrispondenza legata alla ricerca dei parenti e qualche nota biografica. Speriamo ancora che qualche parente possa contattarci.
Grazie a Lorenzo Citterio per il suo lavoro di ricerca.
CQSASD
martedì 15 novembre 2022
A PROPOSITO DI MARIO BRIOSCHI, DEPORTATO DAI NAZISTI E MORTO A GUSEN
Riceviamo e volentieri pubblichiamo ringraziando di cuore Roberto Zamboni.
ps:
Purtroppo abbiamo commentato il messaggio del Sig. Zamboni prima di poter visionare
il video che trovate sotto. Un video straordinario che illustra l'impegno instancabile di
un uomo che onora il nostro paese. Ci perdoni, Signor Zamboni! Uomini come Lei sono
un patrimonio inestimabile.
Buonasera,
appello per la ricerca dei parenti di Mario Brioschi.
Da quanto ho potuto vedere dai documenti tedeschi, il Brioschi aveva un figlio
a Brugherio (San Damiano), in Via Monte Grappa, 11.
Non so se queste info possano essere utili.
Magari sentendo l'Ufficio Anagrafe di Brugherio, si potrebbe risalire agli eredi.
Questi i recapiti dell'Ufficio anagrafe:
Telefono 039.28.93.385
E-mail sportello@comune.brugherio.mb.it
Un saluto. Roberto Zamboni
lunedì 14 novembre 2022
CERCHIAMO PARENTI DI MARIO BRIOSCHI, DEPORTATO E MORTO A GUSEN IL 31 AGOSTO 1944
Riceviamo e giriamo a tutti questo appello:
[12:57, 14/11/2022]xxx
Ti chiedo un favore, magari tu puoi aiutarmi. Una mia amica lavora come ufficio stampa del Comune di Concorezzo. Stanno lavorando a un progetto pietre d'inciampo in ricordo di deportati nei campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale. Stanno cercando dei parenti di tal Mario Brioschi, di Sant'Albino, deportato a Mauthausen.
Mario BRIOSCHI (nato il 17 aprile 1903). Di professione cappellaio, sposato con Tremolada Luigia il 19 aprile 1930. Internato nel campo di prigionia di Fossoli (Emilia Romagna) incomincia il suo trasferimento a Mauthausen (Austria) con il convoglio del 21 giugno 1944. Arriva nel lager il 24, ed è registrato come meccanico. L'ultimo suo spostamento è a Gusen, dove muore. Data di morte: 31 agosto '44, a poco più di due mesi dall'internamento; è sepolto nel cimitero italiano di Mauthausen.
Tu ne sai qualcosa? O magari sai a chi si può provare a chiedere?
SE AVETE RISPOSTE CONTATTATECI ALLA MAIL : paoloteruzzi1@yahoo.it o al cell 3395460026 (Emanuela)
vedi anche qui:
https://www.monzatoday.it/attualita/ricerca-mario-brioschi-deportato.html













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